Fake News: l’algoritmo di Facebook contro la disinformazione

L’informazione si è ritagliata, da tempo, un posto anche sui social network, la principale piazza relazionale del web: accade a tutti noi di venire a conoscenza di una notizia proprio scorrendo il feed di Facebook. Tuttavia, molto spesso i contenuti veicolati sono fake news costruite ad arte. In questo caso il risultato ottenuto è proprio quello contrario, ovvero la disinformazione.

Ecco come il gigante dei social corre ai ripari.

Il caso Trump

A far scoppiare una vera e propria rivoluzione contro i contenuti falsi è stato un esperimento dei giornalisti di BuzzFeed News [¹]: gli analisti hanno puntato il dito contro Facebook, colpevole di aver diffuso notizie rivelatesi poi bufale invece di articoli accreditati, andando a favorire in questo modo l’elezione di Trump a Presidente degli USA.

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Chiara Ferragni e Fedez: l’amore ai tempi dei social

C’era una volta l’amore vero. Quello fatto di farfalle nello stomaco, di appuntamenti timidi e pianificazioni strategiche per arrivare al primo bacio. C’erano una volta i segnali inequivocabili: quelli delle chiavi strette in un pugno prima del saluto finale, quelli del piede allungato un po’ oltre i propri confini, alla ricerca di un contatto.

Di tutto ciò è rimasto forse il contatto, ma non nell’accezione che sembrerebbe trasparire, quanto piuttosto nella declinazione digitale. Forse anche una pianificazione: non tanto di intenti, quanto di eventi. Nemesi dei buoni sentimenti? Piuttosto la genesi di ciò che potremmo definire “amore ai tempi dei social”.

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I 10 comandamenti della Visual Communication sui Social Network

Conosci Guy Kawasaki? È un vero e proprio guru, un manager e saggista, da cui ho ripreso le 10 regole sulla visual communication che trovi in questo post: i principi di base da tenere a mente per sfruttare in modo originale e produttivo le immagini sul web.

È stato Kawasaki il primo a coniare il termine Chief Evangelist e a diventarlo, prima per la Apple e ora per la società australiana Canva: si tratta di una figura all’interno all’azienda che sviluppa l’immagine – o meglio l’immaginario – di un brand oppure  un prodotto, caricando quest’ultimo di una serie di significati che ne fanno un vero e proprio status symbol. Ho già scritto di lui tempo fa in merito agli 8 insegnamenti per essere un manager vincente, mentre oggi prendo spunto da quest’icona per parlare di immagine.

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Produttivo, #postofisso, lavativo: l’identikit del “buon lavoratore”

Assumere persone intelligenti e dargli ordini non ha alcun senso.
Noi assumiamo persone intelligenti affinchè siano loro a dirci cosa fare.
(Steve Jobs)

Un paio di mesi fa, quasi senza accorgermene, ho “compiuto” 19 anni di carriera, iniziata alla tenera età di 20 anni circa, come consulente e imprenditore nel campo digitale.

Ho portato a galla questo dato dopo essere uscito di casa questa mattina e aver sentito, in un bar, un paio di trentenni lamentarsi – assieme al barista – della mancanza di lavoro in Italia, mentre pasteggiavano golosamente con cappuccino e cornetto. Tutto ciò senza accelerare i propri neuroni per cercare soluzioni per la loro condizione disperata (ho presupposto fossero entrambi disoccupati).

In questi anni, dopo aver analizzato sotto vari punti di vista il mondo del lavoro, ho raggiunto la certezza che – anche in Italia – chi è davvero bravo, possa ottenere un lavoro di qualità. Nel caso in cui sia ancora precario, comunque è corteggiato da più aziende.

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3 consigli per prepararsi al Natale sui Social Network

Il Natale è motivo di stress e stanchezza per la metà degli italiani, un dato che ci fa riflettere anche sulla gestione dei social network in questo preciso periodo dell’anno. Vediamo come farlo tornare gioioso e divertente, almeno online.

I piani editoriali delle aziende, dal mese di novembre, vengono stilati in funzione del grande evento dicembrino, ma spesso ci si ritrova di fronte a Pagine banali, idee noiose, a volte anche stucchevoli. Ecco perché ho pensato di lasciarti tre suggerimenti utili per prendere il buono di quanto accade sui social vestiti a festa.

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Workplace e Marketplace: i nuovi spazi di Facebook

Ho già parlato del fenomeno del social recruiting e, in particolare, della nuova piattaforma Facebook at Work (che ha cambiato nome).

Proseguo questo viaggio all’interno delle features più recenti del social network blu, andando a scoprire i due nuovi spazi virtuali ad esso collegati: Workplace e Marketplace.

Workplace: il tuo ufficio digitale

È un progetto a cui si sta lavorando da anni, partito come Facebook at Work in versione beta, e diventato, dopo miglioramenti e modifiche, Workplace: uno spazio aziendale in cui datori di lavoro e dipendenti possono comunicare agevolmente, condividere progetti, eventi, opinioni. Il pensiero fondamentale di Facebook basato sulla connessione, condivisione e creazione di comunità, viene applicato all’ambito professionale, per creare team più affiatati, imprese più trasparenti e partecipate.

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Social Recruiting: il curriculum vitae non basta più

I Social sono sempre stati visti come un mezzo di svago, di confronto, come una specie di zona franca dalla vita reale. Ma avresti mai pensato che invece possono essere una leva fondamentale nell’ambito lavorativo?

Dai risultati di diverse ricerche operate sul campo, si coglie subito il trend in Italia: quello di una crescita esponenziale del Social Recruiting, ovvero il reperimento di candidati idonei per un posto di lavoro tramite una selezione online, “filtrata” dai social.

Secondo la piattaforma ClicLavoro, il 95% delle aziende ricerca potenziali impiegati sul web e in generale vive la propria attività professionale anche in rete: proprio il 2015 è stato l’anno della consacrazione di uno strumento come LinkedIn nel nostro Paese, che – ad oggi – ha superato 9 milioni di iscritti.

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Facebook At Work: cos’è e come funziona

La versione Beta è già stata sperimentata da grandi realtà aziendali, come la Heineken, ma sembra questione di settimane l’arrivo anche in Italia della nuova piattaforma dedicata al lavoro – Facebook At Work – che pare verrà presentata a Londra il 10 ottobre 2016.

A connected workplace is a more productive workplace.

Questo il motto dell’ultima creatura di Zuckerberg: un sistema identico a quello del classico Facebook, ma applicato al campo professionale ed aziendale. Un vero e proprio guanto di sfida lanciato ai giganti del settore come LinkedIn, Skype for Business, Convo, Cisco Jammer.

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Bot: cosa sono e come funzionano

Ricordi Clippy, la graffetta di Microsoft Word – leggermente assillante – presente nel bordo dello schermo? Era un bot.

Il termine bot deriva dalla parola robot e in gergo tecnico indica un programma che ha accesso agli stessi sistemi di comunicazione e interazione con le macchine usate dagli esseri umani: la sua nascita viene collocata negli anni Cinquanta con gli studi del celebre informatico britannico Alan Turing, che si interrogò sulla possibilità per le macchine di imitare il comportamento umano.

Oggi si parla di intelligenza artificiale, ma è giusto ridimensionare gli entusiasmi: si tratta infatti di sistemi creati con uno scopo preciso, quindi completamente inutili nel caso vengano usati in modo più “libero”. I bot di cui si sente tanto parlare oggi, quindi i chatbot, sono quelli che permettono di interagire in modo colloquiale con un servizio, ottenendo informazioni di vario tipo: notizie, meteo, indicazioni stradali, prezzi, ricette.

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Content management: quando scrivere e come essere più produttivi

Se svolgi un lavoro che ruota attorno ai contenuti, quante volte ti sei ripetuto la seguente frase?

“Lo scrivo nel pomeriggio, così durante la mattinata rifletto meglio su come impostare il discorso”.

Probabilmente tante. Forse, come me, hai pensato che maggior tempo per riflettere avrebbe portato miglioramenti per la tua idea. Così hai rimandato di qualche ora…

Tuttavia, la maggior parte delle volte ci siamo trovati di fronte al computer troppo stanchi o stressati per ricominciare a scrivere, dopo tanti impegni.

In altre occasioni, invece, ci siamo sforzati così tanto di produrre un articolo per il blog o un post per Facebook durante il pomeriggio e la notte, per poi accorgerci di aver perso soltanto tempo. Il mattino seguente ci siamo resi conto di aver scritto in modo poco chiaro o aver commesso errori banali.

Perché abbiamo realizzato un progetto lontano dai nostri standard? Come mai abbiamo impiegato due ore per fare un lavoro per il quale di solito ne occorre una?

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