Leadership e Intelligenza Emotiva: come essere un leader efficace e un buon manager / 1^ Parte

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Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere un leader. (Wolf J. Rinke)

Possedere buone capacità di leadership è fondamentale per il lavoro ma anche per ogni attività in cui è necessario relazionarsi con altre persone. Tra le caratteristiche di un vero leader spicca la maestria nella gestione dei pensieri, delle emozioni e delle azioni che ne conseguono; l’obiettivo è ottenere risultati utili per gli altri e per egli stesso.

Tra i tanti libri che ho letto su questa tematica, ce n’è uno in particolare che mi ha aiutato durante il mio percorso come imprenditore, manager e “animale sociale”. È un testo pubblicato nel 2004 dal titolo “Essere Leader” di D. Goleman – R. Boyatzis – A. McKee: propone una teoria innovativa sul management, in particolare sul leader e il mondo che ruota attorno ad esso.

Partendo proprio da questo libro, ho raccolto e organizzato informazioni qui su LucaPropato.com – frutto di studi e anche di esperienze personali – che possono arricchire le tue capacità lavorative e sociali, oltre che espandere le tue possibilità di successo in svariati ambiti.

Ha ora inizio il nostro viaggio digitale nel mondo della leadership, che parte da…

L’essenza della leadership

L’essenza della primal leadership (fondamenti della leadership) viene affrontata per la prima volta da un punto di vista “neurologico” una ventina di anni fa da Daniel Goleman e dai suoi collaboratori. Grazie ai notevoli progressi delle neuroscienze, gli studiosi hanno potuto capire perché e in che modo le emozioni dei leader abbiano un impatto così forte sulle persone che li circondano.

I leader attraverso la loro intelligenza emotiva (capacità di essere intelligenti nella sfera delle emozioni) sono in grado di creare un ambiente lavorativo – e non solo – vincente, armonioso, carico di positività, o viceversa tossico, cioè distruttivo a livello psicologico e di conseguenza inefficace ai fini produttivi.

Un concetto, questo, ancora oggi innovativo, dato che il mondo interiore dei manager viene spesso ignorato. Le emozioni sono anche un elemento chiave nel marketing contemporaneo: dal marketing 3.0, omonimo libro del grandissimo Philip Kotler al neuromarketing per arrivare al guerrilla marketing… e mi fermo qui o andiamo fuori strada!

Nelle aziende non ci devono essere semplici manager. Occorrono grandi e autentici leader capaci di far leva, nel modo migliore, sulla sfera emozionale propria e degli altri. La funzione emotiva del leader è fondamentale: essa ha tale importanza da quando esistono gli esseri umani, è una funzione primordiale in grado di creare senso di sicurezza e forza, anche nelle condizioni più difficili (incertezza, paura, depressione…).

Un vero leader fa leva sull’empatia, cioè quella capacità di:

• leggere fra le righe;
• captare le spie emozionali;
• cogliere anche i segnali non verbali indicatori di uno stato d’animo;
• intuire quale valore rivesta un evento per l’interlocutore, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato (come si dice in Programmazione Neuro-Linguistica… “la mappa non è il territorio”).

In tal modo la leadership, quando è orientata verso emozioni positive, provoca un effetto chiamato risonanza, cioè quello stato di positività che permette di sprigionare quanto c’è di meglio in ogni individuo. Così si favorisce la motivazione e l’impegno, mantenendo sempre alto il morale del team di lavoro.

L’effetto contrario, invece, viene definito dissonanza: si sprigiona quando il leader è incapace di capire i sentimenti degli altri, inviando in certi casi messaggi “subliminali” inutilmente angosciosi, creando stati d’animo come il rancore, la vendetta, la rabbia, la depressione e così via, improduttivi per qualsiasi attività umana.

Non ci sono cattivi reggimenti, ma solo colonnelli incapaci. (Napoleone Bonaparte)

Perché l’atteggiamento del leader ha così tanta forza?

La spiegazione risiede nel cervello umano, paragonabile ad un “circuito aperto”, che quindi risulta influenzabile dagli input esterni (cioè le relazioni con gli altri esseri umani), a differenza di un circuito chiuso, come l’apparato circolatorio, che è autoregolato.

L’interazione delle individualità fisiologiche si manifesta in ogni aspetto della vita sociale, le nostre emozioni si adeguano automaticamente a quelle delle persone che ci sono accanto. Ovviamente, sono sempre le persone dotate di maggiore espressività a trasmettere più facilmente il proprio stato d’animo agli altri, anche rimanendo in silenzio.

In un gruppo di persone, pertanto, il leader trasmetterà le emozioni, “contagiando” tutti i presenti, che a loro volta sincronizzeranno i propri stati d’animo. Da un eterogeneo mix emozionale di partenza, il leader è in grado di dare l’ultimo “tocco”, innestando una specie di “effetto domino”. I membri del gruppo si troveranno così a condividere gli stessi stati d’animo, automaticamente.

Il capo influenza i gruppi di dipendenti anche quando non è fisicamente presente. Per esempio, un direttore generale, pur non avendo alcun contatto con le forze lavoro, attraverso le sue comunicazioni ai livelli intermedi trasmette l’umore dell’alta direzione che propagandosi determina il clima emotivo di tutta l’azienda. Alla luce di tutto ciò, emozioni e stati d’animo diventano concetti fondamentali per la vita aziendale.

Le emozioni positive permettono di sentirci ottimisti e di percepire il lato più piacevole in ogni situazione. Se il nostro stato d’animo è negativo non riusciamo a fare a meno di considerare il rovescio della medaglia. Stati come l’irritazione, l’ansia, il senso di inutilità comportano il cosiddetto “sequestro emozionale”, cioè sequestrano letteralmente l’attenzione dal lavoro, rubando energie fondamentali al nostro corpo ed alla nostra mente. Il pensiero negativo rappresenta un handicap per l’azienda in quanto guida verso risultati deludenti ed improduttivi, perché si perde la lucidità necessaria per affrontare gli avvenimenti.

Essere di buonumore, al contrario, permette di lavorare meglio, perché le nostre facoltà mentali sono al massimo grado funzionale: in noi tendono a risiedere maggiore creatività, perseveranza, resistenza alla fatica, entusiasmo… si ottimizzano i rapporti non solo tra colleghi (con un netto miglioramento delle prestazioni lavorative), ma anche con i clienti, verso i quali diventa facile rivolgersi con un sorriso cordiale (favorendo, ad esempio, le vendite).

Qual è il meccanismo che permette a un leader dotato di intelligenza emotiva di creare risonanza?

E’ da specificare che i sistemi neurali responsabili della razionalità e delle emozioni sono separati, ma strettamente interconnessi.
Quando una persona è vittima di una forte emozione disturbante – rabbia, paura paralizzante, depressione – si crea un livello di attività insolitamente elevato nell’amigdala, una struttura a forma di mandorla localizzata in profondità nei centri emotivi del cervello.
Oltre a questo, c’è un livello di attività insolitamente alto nella corteccia prefrontale destra, situata esattamente dietro la fronte. Sembra che l’amigdala controlli questa area della corteccia prefrontale quando siamo vittime di stati emozionali distruttivi.

Amigdala, ippocampo, leadership

Quando le emozioni distruttive prendono il sopravvento, i nostri pensieri, ricordi e percezioni mutano, di conseguenza, con un effetto a cascata. Per esempio, quando siamo arrabbiati, ricordiamo più facilmente cose che ci fanno arrabbiare. La rabbia ha guidato i primi mammiferi a sfuggire agli attacchi dei predatori; questo tipo di sentimento ha sempre spinto le madri a combattere per proteggere i propri piccoli.

Nella civiltà di oggi però, ci troviamo ad affrontare realtà sociali diverse e complesse (come la sensazione che una persona non sia leale nei nostri confronti), ma il nostro cervello è strutturato per sopravvivere ad emergenze di natura più concreta. Così possiamo cadere vittime del sequestro emozionale (attraverso gli impulsi dell’amigdala) e rimanere sopraffatti da un’ansia o da una rabbia più adatte a gestire minacce fisiche che non le sfumature del mondo aziendale.

Al contrario, quando si manifestano stati di segno opposto (come l’ottimismo, la speranza, l’allegria), l’amigdala e il lato destro sono a riposo, mentre è attiva l’area prefrontale sinistra. Ad esempio, grazie a questa zona (che è collegata all’amigdala, ma ne inibisce i neuroni), i sentimenti positivi vengono continuamente richiamati quando, lottiamo per raggiungere un traguardo. Dal punto di vista neurologico, la volontà di raggiungere le mete che ci siamo prefissati nella vita dipende dall’abilità della nostra mente nel ricordarci quanto saremo soddisfatti quando avremo realizzato i nostri sogni.

L’area prefrontale, in sintesi, è il centro esecutivo del cervello: riceve ed analizza le informazioni provenienti dalle varie parti di esso e prende le decisioni sul da farsi.

In termini di funzioni cerebrali, la risonanza necessita di una costante sintonizzazione sui propri centri emozionali positivi, in modo da inibire le funzioni primordiali dell’amigdala legate alle situazioni di pericolo fisico, anche mentre si stanno vivendo situazioni di tensione, di noia, di difficoltà.

Occorre gestire al meglio l’interazione tra intelletto ed emozioni. Per farlo serve quella che è stata definita, in precedenza, intelligenza emotiva:
• la capacità di comprendere le emozioni proprie e degli altri;
• utilizzare le emozioni per scelte importanti;
• gestire le proprie emozioni e quelle delle persone attorno a noi.

Questa speciale area cognitiva dovrebbe essere compresa personalmente con un forte lavoro individuale anche perché la scuola, e più genericamente la società, tendono ad addestrare e tenere in considerazione solo la parte logica del nostro cervello.

Si conclude qui il primo di tre post alla scoperta delle caratteristiche dei Leader efficaci e i buoni Manager.

Mancano due importanti tappe al percorso, che sono le seguenti:

• Leadership e intelligenza emotiva: caratteristiche e stili del leader / 2 ^ Parte
• Leadership e intelligenza emotiva: leader si nasce o si diventa? / 3^ Parte

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